Lucio Causo
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NOTIZIE DA LUCIO CAUSO

03/06/11  CENTENARIO MORTE DI EMILIO SALGARI

Lo scrittore italiano più letto nel mondo

     La città di Verona, patria del famoso scrittore di romanzi d’avventura, ancora oggi letti in tutto il mondo, ha celebrato con una bellissima cartolina illustrata ed un annullo speciale delle Poste Italiane di tutto rispetto, il Centenario della scomparsa di Emilio Salgari 1911-2011. Una celebrazione di successo che ha visto numerose presenze di accaniti lettori dei suoi romanzi e di giovani che hanno voluto conoscere i libri e le straordinarie illustrazioni delle avventure di Sandokan, Yanez e le tigri di Mompracen. L’evento è stato pubblicizzato in questi giorni dai giornali e dalle televisioni di tutto il mondo e Verona lo degnamente rappresentato.
     Emilio Salgari, novelliere e romanziere tradotto in tutto il mondo, nasce a Verona il 25 agosto 1863 (l’atto battesimale conservato nella Parrocchia di S.Eufemia riporta la data del 21 agosto 1862) e muore suicida a Torino il 24 aprile 1911. Trascorre la sua infanzia nel paesino di Negrar, a 12 chilometri da Verona. A scuola non si distingue per bravura e ripete più classi. All’età di 17 anni frequenta per due anni l’Istituto Commerciale Nautico di Venezia, ma come semplice uditore, non essendo in possesso del titolo di studio necessario per l’iscrizione, quindi non può conseguire il brevetto di capitano né tanto meno navigare professionalmente. Le sue esperienze di mare si limitano a qualche breve traversata, come viaggiatore, in Adriatico e nel Mediterraneo, ma la sua fantasia spazia molto. Ben presto viene attratto dal giornalismo e dalla letteratura e comincia a narrare le tante avventure fantastiche create dalla sua mente. A fornirgli le indispensabili nozioni geografiche e naturalistiche per scrivere i suoi romanzi, serve soltanto “Il giornale dei viaggi e delle avventure” che costituiva praticamente la traduzione fedele del notissimo “Journal des voyages” francese. Dagli articoli e dai racconti d’appendice, passa alla pubblicazione di romanzi che ottengono un grande successo tra gli adolescenti, desiderosi di pericoli, di combattimenti eroici e di sentimenti cavallereschi. Creatore di un particolare genere letterario (il romanzo di avventure esotiche per ragazzi), Emilio Salgari, in venticinque anni di lavoro febbrile, con i suoi libri guadagna in tutto 80 mila lire. Il primo romanzo di immediato successo s’intitola “I selvaggi della Papuasia”. Lo cede gratuitamente ad un giornaletto milanese, “La Valigia”, che lo pubblica a puntate; due mesi dopo, nell’intento di lanciarsi come scrittore, offre senza compenso il suo secondo romanzo, “Taysee”, al giornale “La Nuova Arena” di Verona. Questo romanzo verrà poi ristampato col titolo “La rosa di Dong-Giang” e si rivela una bella storia d’amore e di avventure. Dal terzo romanzo, “Le tigri di Mompracem”, divenuto uno dei più famosi, ottiene il primo guadagno di 50 lire e una torta regalata dall’editore de “La Nuova Arena” al giovane autore. Sulla torta fa bella mostra il disegno di una tigre in zucchero glassato!
   Quando nascono i suoi quattro figli, Salgari li battezza coi nomi degli eroi dei propri romanzi: i primi due li chiama Fatima e Nadir, come i protagonisti de “Il re della montagna”; il terzo, Omar, come il protagonista de “La favorita del Mahdi”, il quarto, Romero, come il protagonista de “Le stragi delle Filippine”. Lo scrittore abita con la propria famiglia in una villetta della periferia di Torino, in Corso Casale, a quei tempi quasi isolata fra i campi, ed ama circondarsi di animali dai nomi strani. In quella casa i problemi degli animali si sovrappongono a quelli dei fornitori da pagare, dei debiti da saldare, della nevrastenia della moglie, affettuosa verso il marito e i figli, ma incapace di fronteggiare una situazione familiare molto difficile.
   Il 30 aprile 1959, sulla facciata della casa in Corso Casale viene apposta la seguente lapide: “Fra queste mura Emilio Salgari visse in onorata povertà popolando il mondo di personaggi nati dalla sua inesauribile fantasia, fedeli ad un cavalleresco ideale di lealtà e di coraggio. Perché gli italiani non dimentichino la sua genialità avventurosa, il suo doloroso calvario, la Rivista “Italia sul Mare” questo ricordo pose”.
   Una semplice asticciola con attaccato il pennino accompagna il suo lungo cammino di scrittore di avventure eroiche. Per calamaio usa una semplice chicchera. Si prepara da solo l’inchiostro, costituito da un liquido speciale che non affatica la vista e che lo aiuta a creare i suoi personaggi indimenticabili.
    La raccolta dei romanzi di Salgari comprende 85 volumi e tutti riscuotono grande successo. Pubblica, inoltre, ben 130 racconti. Non tutte le sue opere sono egualmente valide, ma quando egli parla di alberi di trinchetto, di pennoni, di corsari e di abbordaggi, le sue parole diventano reali e ci si sente immersi nella salsedine e bagnati dagli spruzzi del mare.
   Gli eroi di Salgari sono vivi, palpitanti, disordinati, pieni di passione, fatti di cuore e di coraggio, amanti della libertà e della giustizia. Perciò, ancora oggi, i ragazzi acquistano e leggono con attenzione i romanzi del ciclo dei corsari: Il Corsaro Nero, La regina dei Caraibi, Gli ultimi filibustieri, Iolanda, la figlia del Corsaro Nero, I corsari delle Bermude, ecc.; quelli del ciclo della giungla: I misteri della giungla, Le tigri di Mompracem, Sandokan alla riscossa, I pirati della Malesia, Le due tigri, Il re del mare, ecc.; quelli del ciclo dei Pellirosse: Sulle frontiere del Far West, Il re della prateria, La scotennatrice, Le selve ardenti, e via dicendo. E non solo in Italia, ma anche in molte altre nazioni, esistendo traduzioni in varie lingue. Una statistica dell’UNESCO ha definito Salgari “lo scrittore italiano più letto nel mondo”. Egli ha sempre contato milioni di lettori e di ammiratori in ogni parte dell’Europa ed anche nell’America.
   Fra i suoi personaggi più famosi, Salgari si identifica nel Corsaro Nero, senza fare torto a Yanez, al quale trasferisce la sua passione per il fumo. Emilio Salgari pubblica le sue opere con gli editori Cogliati, Treves, Speirani, Donath (un tedesco trasferitosi in Liguria) e negli ultimi tempi, Bemporad. Non ha grande abilità nel trattare con loro gli affari e malgrado la mole di lavoro svolto in tanti anni non riesce a guadagnare abbastanza per tirare avanti con la sua famiglia.
   Il 22 aprile del 1911, si suicida nella valle di San Martino, una solitaria zona della collina torinese detta Madonna del Pilone, sopraffatto dalla tensione nervosa e dalle gravi difficoltà familiari ed economiche: inevitabile frutto della disordinata impostazione della sua vita.
   Quel giorno, prima di lasciare la casa, scrive tre drammatiche lettere: una indirizzata ai direttori dei quotidiani torinesi, una ai suoi editori e una ai suoi cari figli.
   Il figlio Omar, ricordando i giorni della morte, riferisce: Quando mio padre non tornò a casa, il suo gatto (Tigrotto) lo attese invano. Lo attese rifiutando il cibo e vagando per la casa silenzioso: dopo dieci giorni lo trovammo stecchito ai piedi del suo tavolo da lavoro”.

PDF..CENTESIMO ANNIVERSARIO MORTE DI EMILIO SALGARI, (Testo originale)

 

E. Salgari col cappello

Centesimo anniversario morte di Emilio Salgari

Cartolina per centenario morte di Emilio Salgari

Veliero.

 

 

 

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LUCIO CAUSO
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